FRODI ALIMENTARI IN FRIULI VENEZIA GIULIA: “MADE IN ITALY O MADE IN ILLUSION”

Articolo del giorno 9.8.2025

INDAGINE CONDOTTA DA PORDENONE OGGI SUI CONTROLLI E LE CONTRAFFAZIONI

Il mio precedente articolo sull’Italian Sounding ha riscosso notevole interesse, spingendo molti lettori a chiedermi di scrivere di più sulle problematiche del complesso mondo del Made in Italy.

In questo articolo indagine tratterò la distinzione tra “Made in Italy” e “Made in Italy 100%”, e i controlli sulle contraffazioni.

Purtroppo, devo dire che c’è molta confusione tra i consumatori. La legge parla chiaro… si certo, ma non basta! Dovete sapere che il criterio legale del Made in Italy si basa sul Codice Doganale Comunitario. Un prodotto può essere etichettato “Made in Italy” se ha subito in Italia l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale, economicamente giustificata e avvenuta in un’azienda attrezzata a tale scopo. Peccato che la logica di questa normativa comunitaria è legata all’economia globale e al mercato unico europeo, e non è stata pensata per tutelare specificamente l’Italia (tanto per cambiare è fuorviante e insufficiente, o no?). Il problema è che crea discrepanza sulle aspettative di eccellenza e italianità totale, svalutazione del marchio italiano, e crea competizione sleale. Per questo motivo, l’Italia è dovuta ricorrere ai ripari, introducendo la Legge n. 166/2009 (nota come “legge anticontraffazione”), che è stata un passo significativo per tutelare il vero “Made in Italy”, e ha promosso marchi come il 100% Made in Italy.

Adesso vediamo qual’è la differenza tra un prodotto Made in Italy e “Made in Italy 100%”

La mozzarella è legalmente “Made in Italy” se prodotta in Italia con latte tedesco? Si, “accipicchia” è legalmente italiana, ma non è DOP se il latte non è italiano.

E l’olio extravergine d’oliva, può essere considerato “Made in Italy” anche con miscele UE/extra-UE se imbottigliato in Italia? Purtroppo, sì. Solamente il marchio DOP certifica e garantisce l’intera filiera in area geografica specifica con varietà autoctone.

E allora la pasta fatta con il grano estero (canadese, australiano, ucraino) è “Made in Italy”? Si, è made in Italy. Ma quanti sanno che se la pasta viene lavorata in Italia è purtroppo considerata Made in Italy? Quanti sanno che non può ottenere il marchio DOP senza grano italiano. Ed ecco che adesso si apre un’altra questione: l’utilizzo del grano proveniente da Paesi non UE, a costi più bassi rispetto al grano italiano, creando una concorrenza sleale nei confronti dei produttori italiani. Vi è anche la questione della qualità: il grano straniero, in particolare quello canadese, è spesso trattato con il glifosato (estremamente dannoso per la salute), pratica vietata in Italia. Eppoi, c’è anche la questione delle etichette UE e non UE”, che sono poco chiare perché non si capisce quant’è la percentuale di grano italiano rispetto a quello importato. Secondo i pastifici il grano italiano, seppur di qualità, non copre la domanda nazionale. Molti pastifici hanno creato linee 100% italiane per rispondere alla crescente richiesta di tracciabilità.

In tutta questa storia sul Made in Italy, è diversa la situazione per i vini DOC/DOCG, che rappresentano il vero standard di eccellenza, che garantisce la filiera 100% territoriale, dal campo alla tavola.

I controlli in Friuli-Venezia Giulia nel 2024

La regione, per la sua posizione strategica (confini con Slovenia e Austria, porto di Trieste), è naturalmente coinvolta nei controlli transfrontalieri, e nelle operazioni OPSON VIII (iniziativa congiunta di Europol e Interpol che viene condotta annualmente per contrastare le frodi alimentari) su specifiche filiere o categorie di prodotti. Il Friuli risulta anche tra le regioni monitorate dall’ICQRF (acronimo di Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e della Repressione Frodi dei prodotti agro-alimentari), importante agenzia del governo italiano, che fa parte del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF).

Le forze dell’ordine e gli enti di controllo in Friuli-Venezia Giulia hanno lavorato bene, con diverse e significative operazioni “chirurgiche” contro le frodi e gli illeciti alimentari. L’Agenzia delle Dogane: al porto di Trieste ha sequestrato nel 2024 oltre 100.000 dadi alimentari contraffatti.

A Monfalcone, nel 2024, la Guardia Costiera ha sequestrato circa 120 chili di prodotti ittici privi di tracciabilità nelle province di Udine e Gorizia.

A Trieste, la Polizia Locale ha sequestrato oltre 100 alimenti senza etichetta.

La situazione delle frodi in Friuli

Anche nel Friuli, terra di Montasio, San Daniele e viti autoctone, il rischio della frode alimentare è concreto, ma i sistemi di controllo funzionano, e la qualità italiana autentica resiste. I friulani non si limitano a comprare cibo: cercano autenticità territoriale e valori culturali nel cibo che mettono nel piatto.

Comprare prodotti made in Italy 100% non si sbaglia mai, perché sono delle vere eccellenze che rappresentano non solo la qualità e la tradizione del nostro territorio, ma anche l’impegno e la passione di chi lavora ogni giorno per preservare e valorizzare il patrimonio agroalimentare del nostro stupendo paese.

ATTENZIONE LETTORI: la storia continua la prossima settimana

L’argomento è troppo vasto per un singolo articolo. Questo è solo il primo episodio di un’indagine più ampia sul Made in Italy che richiede un approfondimento graduale e dettagliato.

Prossimo appuntamento fra qualche giorno per il secondo episodio dell’inchiesta.

Vi ho incuriosito abbastanza? La seconda parte promette informazioni ancora più interessanti…

Enrico Sgariboldi

Link all’articolo: https://pordenoneoggi.it/evidenza/frodi-alimentari-in-fvg-made-in-italy-o-made-in-illusion-nostra-inchiesta/

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Pubblicato da sgari

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