Articolo pubblicato su Quora in data 4.02.2026

Tempo di lettura 4 minuti

Nel 2026 i robot non sono più materia da fantascienza, fanno ormai parte della nostra quotidianità. Convivono con un Paese che fatica ancora a scegliere tra modernità e tradizione. Cinque secoli fa Leonardo da Vinci, genio visionario, immaginava macchine volanti e automi. La Rivoluzione Industriale (fine XVIII – XIX secolo) poi ha gettato le basi concettuali per lo sviluppo della robotica, introducendo l’idea di sostituire il lavoro manuale con le macchine. I telai meccanici, le macchine a vapore e le catene di montaggio hanno dimostrato che i processi produttivi potevano essere automatizzati.

I robot sono l’evoluzione naturale di questo concetto. L’industria moderna ha creato la necessità di precisione, ripetibilità e velocità che i robot oggi soddisfano perfettamente nelle fabbriche. Le innovazioni in metallurgia, meccanica e successivamente elettronica hanno fornito i prespposti necessari per costruire robot.

Possiamo dire che oggi i robot rappresentano un’ulteriore rivoluzione industriale, continuando il processo di automazione iniziato secoli fa, ma portandolo a livelli di sofisticazione impensabili all’epoca.

I robot ci stanno costringendo a riconsiderare il nostro valore, spingendoci a riscoprire quell’unicità umana che per troppo tempo abbiamo sacrificato in compiti ripetitivi.

E’ il momento di costruire una collaborazione in cui la macchina si fa carico del lavoro ripetitivo, usurante, pericoloso, lasciando a noi umani il compito più prezioso: quello di decidere, creare e guardare oltre. Vedremo nascere nuove professioni più qualificanti per gli esseri umani, mentre i robot faranno sempre più lavori che gli esseri umani non vogliono più fare. Anche nel settore della ristorazione e in quello alberghiero i robot camerieri o hotel con receptionist automatizzati stanno incominciando a sotituire i lavori monotoni e usuranti, apportando una novità che incuriosisce e attrae una clientela alla ricerca di innovazione anche nel tradizionale settore dell’ospitalità. Infatti, facendo leva sulla curiosità di una clientela in cerca di novità, molte aziende utilizzano l’automazione anche come un elemento di marketing, pubblicizzando tale innovazione come elemento di attrazione per i clienti.

Credo che la società italiana del futuro non sarà totalmente robotizzata. Sarà, come sempre, un compromesso all’italiana: il robot che assembla la carrozzeria della Ferrari, ma il collaudatore che la guiderà sarà ancora umano.

Mi sento di affermare che noi italiani riusciremo a integrare i robot nella nostra società senza perdere quel disordine vitale, quella splendida imperfezione che ci rende riconoscibili in qualsiasi parte del mondo? Perché alla fine, nessun robot potrà mai replicare un gesto semplice ma profondamente italiano: stringere la mano, guardarsi negli occhi e dire “ci siamo capiti?”

Sgariboldi Enrico

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